The shape of water: elogio della diversità

Elogio della diversità

The Shape of Water è un film meravigliosamente disarmante. L’ho guardato ieri e, nella sua semplicità, con personaggi che potrebbero sembrare senza dignità né spessore sociale. La ragazza delle pulizie Elisa Esposito si innamora di una creatura marina quasi mitologica, per metà umana e per metà pesce o anfibio, che dir si voglia, custodita nei laboratori militari di Baltimora, in piena Guerra Fredda.

Il film narra magistralmente una storia scomoda, dove le persone che rimangono ai margini della società riescono a vedere dove gli altri non possono, perché accecati da odio, rancore o arrivismo.

Sono andata a vederlo con Emmebi che odia i film d’amore. Ma principalmente è una storia di accettazione, accoglienza e intersezione.

Perché quando ti intersechi non c’è zona d’ombra: anche se cerchi di chiudere le porte e alzi muri, è la conoscenza profonda che l’altro ha di sé che fa sì che tu debba spogliarti, anche se non vuoi. Quando Elisa insegna alla creatura la simbologia per la parola “uovo”, crea un codice, noto solo a loro, che li aiuterà a capirsi e conoscersi, fino in fondo. Il che non è facile, quando ci sono delle barriere, siano esse volenti o nolenti.

Perché l’amore è compensazione, non paura

Se hai paura, non sarà facile. Se ti chiudi, sarà peggio. Se non ti lasci amare fino in fondo, fa male. Perché amare raggiunge la zona d’ombra che diretta arriva al punto più profondo del cuore ed è possibile che ci facciamo male, parecchio male, quando apriamo il nostro intimo a qualcun altro. Perché l’altro possiede poi l’arma affilata e tagliente, ovvero ci conosce fino in fondo. Io con Emmebi ho fatto alta scuola: scavare poco ogni giorno, scoprire ciò che lui gelosamente custodiva nel giardino segreto della sua anima. Perché l’amore è accettazione: levigare gli spigoli con le braccia e accogliere le differenze con il sorriso. Quando Emmebi passa a raccogliere le cose che io lascio in giro e io con la coda dell’occhio controllo che non stia morendo “appresso” alle chiacchiere che mia madre, da buona calabrese, dispensa.

O al cibo, che gli rifila ogni volta che torniamo nella mia regione natia.

E nonostante io ami spudoratamente il mare e il sole della mia terra cerco di fargli comprendere lo spirito rude e doloroso della mia regione, che io stessa mai accetterò. E lui si impegna, comprandosi un libro sull’antropologia della Calabria, e sorride quando prendiamo una buca talmente grande da lasciarci il semiasse dell’auto, fra un po’.

Come Elisa e la “cosa” proveniente dall’acqua: non c’è rapporto di amicizia o amore senza compromesso bilaterale, senza passi piccoli ma ravvicinati che consentano di riempire i buchi e le distanze create dalla diversità, dallo stress e dai problemi quotidiani.

 

Anche se a volte scapperei in un eremo

Il fatto che a volte scapperei in un eremo perché, come ama dire Emmebi : ” la gente è il problema”, ma in realtà senza contatto umano non potrei vivere. Amo dire a me stessa che sarò meno aperta e meno disponibile da domani ma poi non lo faccio mai, perché in fondo mi piace aiutare anche con piccole cose chi mi sta accanto. Quindi il mio è un eterno oscillare fra odio e amore, fra momenti in cui vorrei stare da sola e momenti in cui invece adoro mescolarmi con le persone, sentire le loro storie e i loro problemi, apprezzare le piccole sfumature della vita. Con il tempo però ho imparato ad essere più attenta a me stessa, alle mie priorità e ad ascoltarmi, perché non ha senso dedicarsi agli altri senza ascoltare il proprio io interiore. E’ quello che fa Elisa, ascoltando la sua coscienza e credendo in sé stessa a dispetto delle difficoltà e degli ostacoli insormontabili: dalla sua condizione di mutismo fino alle mille precauzioni che deve prendere per tenere in vita la creatura.

Perché spesso ciò che sembra perduto e fallito non è che l’inizio di una storia nuova che, anche se non segue la strada disegnata dalle convenzioni sociali, non è meno affascinante e bello. Guillermo del Toro immagina una nuova vita subacquea per la coppia del film, che continua dopo la morte della protagonista: in un mondo dove non esistono condizionamenti esterni, pregiudizio e vergogna, i due sono liberi di essere finalmente sé stessi.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...