Un giorno, la Calabria

Quando nasci in Calabria hai un destino segnato. Anche se il mare è viola e il cielo è più bello quando riesci a scorgere lo Stromboli in lontananza, fra le nuvole. Quando nasci in Calabria sei abituato a giocare per le strade, a sentire l’odore dei pomodori a settembre e del mosto nei tini ad ottobre. Quando nasci in Calabria viaggi, sempre. A 18 anni, se vuoi fare una cosa decente di solito emigri e ti abitui nell’ordine ad un repertorio di perle e luoghi comuni. Di seguito le migliori o peggiori, in base ai punti di vista, raccolte in tredici anni di onorata carriera di emigrante:

  1. VOI GIU’ fate le feste che durano tre giorni veeeeeeeroooooo?
  2.  VOI GIU’ invitate tutti i parenti e vi sposate sempre giù, veeeeeeeeerooooo?
  3. Ma è vero che VOI GIU’ a Natale festeggiate tutti insieme? Si, di solito chiamiamo pure i compaesani del paese accanto, nel caso fossimo pochi.
  4. TOP: Maaaaaaa vieni dalla Terra dei Fuochi? Voi giù morite tutti di tumore… Vorrei ricordare la sigla PFAS, ma mi sembra brutto.
  5. Ma da VOI GIU’ pagate le tasse? No, di solito quando arrivano i bollettini li bruciamo.
  6. Maa le strade ci sono? No, viviamo nelle palafitte, la scolarizzazione è nulla
  7. Ma i tuoi vivono ancora giù? SI! e lavorano, anche
  8. Ma hai almeno un parente mafioso? Non ero a lavorare qua, se così fosse, ti pare?

Ringraziando Dio, in mezzo alla pletora di ignoranti pesantemente condizionati dall’analfabetismo funzionale del nostro tempo, ci sono persone normali, come i miei suoceri, il mio fidanzato, quei pochi amici che mi sono fatta in questi anni, che mi apprezzano per come sono e per quello che posso dare.

E per il resto?

Posto che mi trovo sempre in disaccordo con coloro che sparano l’enorme stronzata del “è più facile andare che restare” e del mio immenso rispetto per tutti coloro che decidono di restare e di combattere per il futuro di una terra terminale, marcia e corrotta. Io sono scappata e non me ne pento. Perché (spero) posso garantire ai miei figli un futuro bello e pieno di speranze e di servizi!

Perché io possa pensare che avranno l’autobus, la metro, il treno, la piscina, il calcio , il basket, l’università o un lavoro. Perché non debbano affidarsi al clientelarismo, perché io non debba raccomandarli per prendere 100  ( enormi capre) e non debba mantenerli a vita all’università se sono capre (vedi sopra). Perché non debbano sperare nel posto pubblico, nel politico di turno o nel sindacato di turno (messo prima delle elezioni). Perché i sacrifici che hanno fatto i miei genitori a non vedermi mai non debbano ripeterli anche loro. Perché non sia mai che si sentano diversi o in difficoltà o debbano sgomitare per farsi accettare in una città o su un posto di lavoro. E prego perché io sia all’altezza del ruolo, che sia illuminata come lo è stato mio padre.

E perché loro pensino ogni giorno di essere nati nella metà fortunata dell’Italia: io (purtroppo) le lotte le lascio a chi è più bravo di me.

Mi accontenterò di vedere il sole e il mare della mia bella terra e di piangere ogni volta che me ne stacco: perché pensare che è una regione in cancrena fa male, e tanto.

 

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